Scoprire la causa principale dell’insorgenza di una malattia ti fa arrivare prima alla sua risoluzione

Oggi parliamo di cipolle.

No, non nel senso delle magnifiche proprietà delle cipolle, che magari in cucina ne hanno fin troppe… ma delle cipolle in senso metaforico.

Penso tu conosca Shrek. “Gli orchi sono come le cipolle. Hanno gli strati.”

Le malattie sono come gli orchi, che a loro volta sono come le cipolle: hanno gli strati.

Ma Shrek non ha mai considerato che ogni singolo strato si struttura intorno a quello più interno, e che il più interno si sviluppa intorno ad un nodo. Finché non riesci a raggiungere e a capire il nodo su cui si è generata la tua malattia, in realtà non la conosci… e non la puoi controllare.

Il nodo di ogni malato è a sé, ma alla fine si possono riconoscere 3 diversi tipi di nodi:

  • Emotivi: quando il nocciolo di una malattia si struttura intorno ad una somatizzazione di lutti sofferenze dolori paure colpevolezze
  • Funzionali: se la malattia si struttura intorno a problemi ormonali ghiandolari o funzionali di diversi organi
  • Tossici: dati da intossicazioni profonde con agenti chimici metalli pesanti radiazioni e simili
  • una combinazione di questi 3

Qualsiasi approccio che non tiene presente del nodo cruciale di ciascuno di noi, non è in grado di guarire realmente

È come il passaggio di un tergicristallo sul parabrezza quando piove.

Non tutti i nodi vengono subito al pettine.

Ci sono casi in cui questi nodi emergono subito durante l’anamnesi iniziale.

Ci sono casi in cui questi nodi si scoprono piano piano, parlando, capendo le cause e sfoltendo la foresta di sintomi che li nascondono.

Ci sono casi in cui può non emergere mai. Ci sono 3 motivi per cui un nodo può non apparire subito (o non apparire mai):

  • Incapacità del terapeuta. Questo capita in tutti quei casi in cui le persone passano di specialista in specialista per anni ed anni senza soluzione alcuna né cenni di miglioramento.
  • Diffidenza del paziente. Non sempre il paziente si sente confortato dal terapeuta e quindi non riesce ad esternare bene il suo reale problema e lo copre perché non si fida perché è geloso dei suoi sentimenti. Con il tempo il nodo (soprattutto se emotivo) con la fiducia acquisita, si scopre. E quindi si è pronti a guarire.
  • Incapacità del paziente di riconoscere il reale problema. Alcuni dati possono non emergere dalle analisi e se il paziente è disattento o non tiene conto di tutti i fattori può omettere perché non li ritiene importanti e quindi non si arriva mai al nodo pur girandoci intorno. Il miglioramento si vede ma non si arriva a conclusione.

Gli ultimi nodi considerati sono sempre quelli emotivi. Sono nodi di sofferenza di cui la malattia è la punta dell’iceberg, una coperta… la soluzione più indolore.

È qui che subentra la fiducia, l’empatia, la determinazione, la forza del rapporto tra terapeuta e paziente: più è forte, più i processi necessari alla guarigione diventano veloci.

Scoperta del nodo… scoperta di come lavorarci al meglio… scoperta che è realmente possibile farcela… voglia di lavorarci realmente. Fine.

Cerca un terapeuta che ti ispiri fiducia e crea tutto questo.

Il nodo, se non sai qual è, non lo risolvi mai: risolvere qualcosa vuol dire esserne cosciente. Se si risolve senza coscienza, non si risolve realmente: saprai sempre che è andato via, che è tornato ma non saprai replicare il processo di scioglimento. È solo un puro caso.

Risolvere un problema è puro controllo.

No, non basta dire “sono riuscito a rimettere la malattia più volte ma non ho mai capito perché”. Non basta perchè comunque continuerai a replicare comportamenti che ti porteranno presto o tardi a vederla ritornare, come un incubo ricorrente.

Perché non si cada periodicamente nella malattia, il delicato equilibrio tra salute e malattia deve essere coltivato… deve vedere una costante attenzione verso di esso, come abbiamo posto costante attenzione per romperlo, reiterando giornalmente azioni che lo hanno compromesso… dobbiamo ripetere delle azioni che lo mantengano in modo costante e continuativo.

No, non si parla mai di magia… o meglio, è la magia del dare attenzione al proprio corpo.

Ho pazienti di tutte le età, dai bambini agli adulti. L’età più delicata è la fase tra i 19 e i 25 anni, in cui se hai una malattia invalidante hai serie difficoltà ad inserirti nel mondo del lavoro.

Quando mi dicono “purtroppo non ho tempo per pensare alla salute” faccio sempre riferimento a questi pazienti, che purtroppo sono costretti a casa nel periodo più importante della loro vita. E magari non avrebbero mai potuto inserirsi nel mondo lavorativo proprio a causa della loro malattia.

La malattia gli ha dato il tempo di dedicarsi a sé stessi. Impedendogli di fare qualsiasi cosa, sono costretti a dedicarsi a loro stessi.

Ma veramente dobbiamo essere costretti a casa dal nostro corpo per poter prendere provvedimenti per migliorare le nostre condizioni?

Possiamo fare molto meglio di così. Possiamo intervenire quando ancora la patologia ci permette di essere funzionali nella nostra vita e costruire la nostra salute insieme alla nostra vita. Senza medicine, o affiancando alle medicine che prendiamo qualcosa che con il tempo ci rende indipendenti da esse, che è il vero concetto di salute.

Stare bene è un diritto… fanne buon uso!!!

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2018-06-11T19:13:03+00:00

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