Quante volte la politica ci mette di fronte a un problema di immigrazione, e di come gli immigrati possono toglierci il lavoro e creare problemi di ordine pubblico e malavita? E se il problema non fosse l’immigrazione?

Come ormai avrai capito, a un certo punto ti troverai dal problema di immigrazione al problema della salute e non te ne accorgerai neanche. Quindi credimi, tutto quello che scriverò da adesso in poi ti servirà a capire perché sei malato o, se non lo sei, perché potresti esserlo a breve se non prendi i giusti provvedimenti.

Quando il problema di un Paese è l’immigrazione, mediamente è perché ci sono molti altri problemi che generano immancabilmente altri problemi e poi altri problemi e poi ancora altri e poi… il problema dell’immigrazione.

Poi ovvio che l’immigrazione diventa un problema, ma chiudere i porti potrebbe non essere la vera soluzione. E con questo articolo capirai anche perché.

Siamo ciò che facciamo e il mondo che creiamo

Il discorso è molto complesso, come al solito, ma qui voglio veramente far capire:


  • Come comprendere l’ambiente e la società – e come la influenziamo – può influire direttamente sul nostro stato di salute
  • Come il modo in cui gestiamo l’uno si riflette sull’altro
  • Come riuscire a capire le magagne dell’uno ci fa capire come intervenire sull’altro

Inoltre sono stata ispirata dal crollo del ponte di Genova e dalla fatiscenza di alcune infrastrutture che non vengono manutenute regolarmente, o che vengono costruite con materiali non adeguati a garantire la sicurezza dei lavori svolti.

Cosa c’entra questo con la tua salute, lo vedrai presto.

Partiamo da una considerazione. Il nostro corpo è come uno Stato: le sue risorse vanno amministrate in modo da indirizzarle per correre ai ripari prima che il corpo collassi. L’alternativa a questa manutenzione preventiva è la malattia… ovvero il crollo del ponte.

Ok, penso che adesso ti starai chiedendo perché parlo del crollo del ponte di Genova se avevo iniziato a parlare di immigrazione. Adesso ci arrivo. Non essere impaziente, pensa solo a seguire tutti i passaggi.

Intanto, come ogni Stato, il corpo ha i suoi ministeri e molti di essi sono svolti, quasi nella loro totalità, dal Sistema Immunitario:

  • Ministero dell’Interno che gestisce l’ordine pubblico (Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, Prefetti) e l’immigrazione
  • Ministero delle Infrastrutture che coordina la costruzione di strade e mezzi di trasporto
  • Ministero dell’Economia che controlla le spese pubbliche e le entrate
  • Ministero della Salute che sovraintende la prevenzione sanitaria e gli accordi esteri in termini di salute
  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che cura lo sviluppo dell’occupazione e prevenzione delle condizioni di bisogno e disagio delle persone
  • Ministero della Difesa, istituito in Italia dopo la Seconda Guerra mondiale, ma praticamente mai utilizzato

Cosa è importante per il corpo? La redistribuzione delle risorse in base a dei criteri di priorità. Ed è il Ministero dell’Economia che ha il compito di razionalizzare le uscite nei vari settori in base alle necessità specifiche del corpo.

Cosa significa questo? Ci sono delle attività che richiedono maggiore energia rispetto ad altre, attività che vengono svolte maggiormente, organi che vengono maggiormente sfruttati, organi di maggiore importanza.

Tutti questi vanno ad attirare le risorse maggiori del corpo, andandole a sottrarre alle altre che passano in secondo piano.

Qual è una delle cose che facciamo con maggiore frequenza durante la giornata? Mangiare. Mangiamo tra le 3 e le 6 volte al giorno (salvo rari casi in cui si capisce che mangiare con meno frequenza si sta meglio, tipo 1-2 volte al giorno). L’atto di mangiare coinvolge molti dei ministeri del nostro corpo (il Ministero dell’Interno per gestire l’immigrazione di sostanze e mantenere l’ordine pubblico, il Ministero dell’Economia per redistribuire le risorse, il Ministero della Difesa in caso di attacchi nemici).

È un processo dispendioso in termini energetici, e quindi ci prende risorse sia energetiche che di staff per gestire tutte le funzioni. Infatti circa il 70% del nostro Sistema Immunitario è rivolto proprio a gestire il processo digestivo, e richiama risorse infinite a scapito di altre funzioni più importanti.

A ogni pasto occupiamo personale qualificato per selezionare chi deve entrare e chi deve restare fuori per evitare infezioni, intossicazione, sviluppo di infiammazione laddove non necessario, conseguenti danni alle infrastrutture e concomitante richiesta di ulteriori risorse.

Il controllo regolare delle frontiere distrae il Sistema Immunitario dalla funzione principale di manutenzione delle strutture come scuole, ospedali, ponti, strade, uffici, smaltimento rifiuti, demolizione edifici fatiscenti, smistamento dei materiali riciclabili… La conseguenza è una continua e costante degenerazione del tessuto urbano del nostro corpo.

Le funzioni dei tessuti e degli organi del nostro corpo cominciano a deteriorarsi e a creare problemi di ordine interno, per cui gli stessi organismi residenti cominciano a proliferare e a creare sommosse causando disbiosi e infiammazione che danneggiano i tessuti epiteliali (di frontiera) e portando il Sistema Immunitario a dover distribuire le sue risorse su due fronti, mentre è costretto a mettere da parte la funzione di manutenzione ordinaria.

L’ingresso dalle frontiere si fa sempre meno regolato a causa di alcune falle del confine (danni agli epiteli come la parete intestinale, ad esempio).

Alla fine ci ritroviamo nel caos: immigrazione incontrollata (infezioni), infrastrutture fatiscenti (danni tissutali), sommosse (proliferazione batterica incontrollata) causano una continua richiesta di aiuti dall’estero (sovrainfezioni o infezioni opportunistiche) nel disperato tentativo di far rientrare l’allarme sanitario in atto ormai totalmente fuori controllo.

Gli ospedali, senza personale e strumenti adeguati, hanno bisogno di finanziamenti e sostegno internazionale. Molte nazioni vengono in soccorso, chiedendo ovviamente in cambio qualcosa:

“Noi ti aiutiamo e restiamo finché ne avrai bisogno, ti prestiamo i soldi e restiamo finché non ce li avrai restituiti”, “Grazie grazie, basta che ci tirate fuori da questo pasticcio”.

Passano i giorni, passano i mesi, passano gli anni, ma essendo la situazione degenerata e nessuno che ha individuato realmente il problema:

  • le risorse economiche di base continuano a essere prosciugate dalla restituzione dei prestiti e dalla gestione dell’immigrazione sempre più massiva
  • l’ordine pubblico non riesce più a gestire la situazione
  • la malavita organizzata recluta sempre più immigrati tra le sue fila, che in realtà volevano dare una mano, ma non è possibile in nessun modo integrarsi in modo organico in uno Stato con infrastrutture inesistenti (malattie degenerative)

E poi… crollano i ponti

Le cellule vecchie e danneggiate non vengono smaltite. I materiali non vengono riciclati. Alcune cellule dissidenti proliferano indisturbate nascoste dai tumulti urbani e generano i tumori.

“È tutta colpa dei prestiti internazionali… è tutta colpa delle nazioni estere che sono venute ad aiutarci, ma non l’hanno fatto gratuitamente, solo per un tornaconto personale… è tutta colpa degli immigrati che continuano ad arrivare, perché non tornano tutti a casa loro?”

Ebbene no, non è colpa loro. Il problema è che c’è una falla nel sistema di redistribuzione delle risorse alla base. C’è un sistema che si prende sotto banco le risorse energetiche e lascia sempre meno soldi nonostante gli aiuti ricorrenti dall’esterno (cibo, aiuti umanitari).

Quello che viene considerato un problema di immigrazione è un problema economico: c’è un parassita che succhia le risorse distraendole dalle funzioni più importanti di manutenzione.

Si chiama apparato digerente. Usato con parsimonia, dovrebbe essere fonte di energia per estrarla il più possible dai cibi che mangiamo. Qui invece diventa un Parlamento con troppi membri rispetto al necessario, strapagati e che impediscono al corpo di sfruttare al meglio le proprie risorse.

Il rapporto tra contributo lavorativo e retribuzione ormai è sbilanciato: l’energia ricavata dal cibo è inferiore all’energia necessaria per la gestione del macchinario burocratico che c’è dietro, di conseguenza le entrate sono inferiori alle uscite e lo Stato è in perdita.

La malattia avanza e diamo ancora la colpa all’immigrazione. E allora giù di antibiotici, che indeboliscono ulteriormente le guardie di frontiera, che hanno quindi sempre meno controllo su ciò che entra dentro…

Possibili risvolti della storia

Primo scenario

Lo Stato continua a credere che Il problema è l’immigrazione e fa prendere agli immigrati antibiotici o antivirali, antinfiammatori per limitare i danni alle infrastrutture, antitumorali per cercar di svuotare le discariche. Lo Stato però continua ad accumulare immondizia in modo incontrollato, e continua a dire che è un problema di immigrazione e che ci stanno colonizzando sfruttando la nostra debolezza.

Secondo scenario

Un giorno finalmente lo Stato rinsavisce e capisce che deve imparare a gestire meglio le risorse facendo i tagli dovuti:

  • mangiare con meno frequenza e maggiore qualità in modo da poter redistribuire al meglio le risorse fino ad adesso utilizzate in modo poco coscienzioso
  • migliorare il proprio stile di vita in modo da accumulare meno spazzatura e gestirla tramite inceneritori e discariche ormai al collasso (fegato e reni)

I Ministri in eccesso possono finalmente essere dimessi. Quelli che non producevano valore vengono licenziati. Vengono fatti tagli ai loro stipendi per poter risanare le ferite causate dalla loro incompetenza e per pagare i debiti con gli Stati che ci hanno aiutato. Lo Stato ritrova un suo equilibrio e una sua autonomia, e con esse anche la salute. Inoltre può rispedire a casa le infezioni estere.

La nostra scelta

Si può scegliere se continuare a dare la colpa all’immigrazione, oppure decidere di prendersi le proprie responsabilità e creare la propria indipendenza da interventi esterni.

Non è più difficile di così. La dipendenza cronica dai farmaci non è differente da un problema di immigrazione mal gestito: se un aiuto deve proseguire per molto tempo, vuol dire che si sta guardando al problema sbagliato.

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