Articolo a cura di Paolo De Donno

Perché parlando di ipnosi si parla di paradosso? Perché mai in campo scientifico sperimentale si è dato, come nel caso della disciplina ipnosi, un abisso così profondo tra la materia in sé e il suo uso pratico-clinico?

“Un corpus scientifico enorme e un uso clinico praticamente nullo!” (prof. Felice Perussia, Psicologia Generale – Università degli studi di Torino)

La maggior parte dei lettori, appena letta la parola “ipnosi”, avrà pensato subito a scene teatrali, cinematografiche e televisive… tutto fuorché a una delle più efficienti pratiche cliniche, mediche e psicoterapiche esistenti sul pianeta Terra… vero?

Quanti dei lettori però sanno, ad esempio, che se mettiamo insieme tutti gli studi randomizzati-controllati e sottoposti a revisione accademica di tutte le biblioteche scientifiche del mondo moderno, dalla prima settecentesca commissione dell’Accademia Francese di Scienze su Franz Anton Mesmer (magnetismo-mesmerismo) al 2019… praticamente non esiste nessun’altra disciplina clinica altrettanto validata e sperimentata?

Mettete assieme tutti gli approcci psicologici che conoscete, tutte le teorie e pratiche psicoterapeutiche di cui avete sentito parlare, psicoanalisi in primis, per finire con le ultime “mode” neuroscientifiche e cognitivistiche… ebbene non riuscirete neanche lontanamente ad avvicinarvi alla mole scientifico-sperimentale che sostiene la materia “ipnosi”. Eppure c’è chi pensa ancora che l’ipnosi sia una roba da maghi e manipolatori in genere!

Digitando proprio adesso sul sito di Pubmed la parola “hypnosis” compaiono 14.589 articoli.

“Allora perché il mio medico e il mio psicoterapeuta dicono di non saperne nulla?… che non funziona? Che non la praticano?”

Una domanda alla quale si può rispondere con un’altra domanda: perché il vostro medico non ha fatto un solo esame di nutrizione e alimentazione nonostante le tonnellate di cibo che passano nel nostro intestino nel corso di una vita?

Penso che il paradosso sia spiegato bene.

Ma siccome non sono qui solo per parlarvi di paradossi, e la nostra civiltà che si reputa “scientifica” ne ha fin troppi, mi accontenterò di raccontare in breve quello che in pratica è l’ipnosi.

Anzitutto l’ipnositerapia ha preceduto la psicoterapia. Meglio ancora, ne è il precursore, la matrice fondativa. Un esempio per tutti: il lettino dello psicoanalista è un residuo ereditato pari pari dai magnetizzatori ottocenteschi che lavoravano coi sonnambuli, tenendoli appunto sdraiati su un lettino… Freud abbandonò l’ipnosi (per motivi dibattuti e in parte misteriosi che qui non riporto) ma rimase affezionato al lettino, ereditato a sua volta dalle migliaia di psicoanalisti che ancora oggi lo usano senza avere la benché minima nozione di ipnosi.

Cosa non è l’ipnosi? Sfatiamo qualche mito

Non è una teoria sul funzionamento della mente: e tuttavia è uno dei banchi di lavoro più efficaci di sempre nella psicologia sperimentale (memorie, attribuzioni, immaginazioni, progettualità, intelligenza, affetti, relazioni interpersonali, visione del proprio corpo, forza di volontà). Insomma tutto quello che il nostro cervello è chiamato a svolgere in termini di competenze è fortemente passibile di essere aumentato, diminuito o fortemente modificato in stato di ipnosi.

Non è una terapia… esatto non lo è! È strumento di terapia, è un passe-partout. Facilita, catalizza il rapporto terapeuta-paziente, agevola il cambiamento se gestito da un professionista abile e qualificato, ma non è di per sé una terapia (se no dovremmo ammettere che gli ipnotisti da teatro o da cinema fanno terapia, in realtà fanno solo scena e creano stupore sfruttando i fenomeni tipici dello stato ipnotico, ad esempio producendo una catalessi rigida in una persona, la fanno sdraiare tra due sedie e ci fanno sedere sopra qualcuno con grande meraviglia del pubblico… usano uno stato di trance indotta ipnoticamente, ma non fanno terapia, com’è evidente).

Non è un mezzo per sopraffare la volontà di qualcuno: eh lo so, la fama dell’ipnosi è tutta qui, catturare la volontà altrui e far fare a qualcuno quello che si vuole. Risponderò in maniera chiara e semplice, come risposi tempo fa ad un giornalista televisiva che mi chiedeva delle cosiddette “rapine sotto ipnosi”:

“Nessuno studio ad oggi conferma la possibilità di far fare a un soggetto sotto ipnosi qualcosa che è contrario alla sua stessa volontà. Di più, ad oggi non esiste nessun tribunale in nessun paese del mondo conosciuto che abbia emesso condanne per reati agiti in stato ipnotico!”

Se poi volete la spiegazione di un professionista: la gente confonde quello che è un fenomeno suggestivo (ad esempio, rimanere con le mani incastrate o fare la gallina per far ridere il teatro) accettato dall’inconscio del soggetto che a sua volta accetta la trance ipnotica, con un fenomeno di coartazione della libertà. Niente di più falso, ma sarebbe lunga spiegarlo in poche righe. Gli studi scientifici parlano già chiaro, tra l’altro sono anni che CIA e FBI tentano di costruire soggetti ipnotici da usare come agenti, mai saputo nulla sui risultati, a parte qualche bel film fantasioso.

Deluso? Perché volevi sedurre qualcuno con l’ipnosi (come si vede nei corsi per gonzi tenuti in motel) o volevate farti firmare una cambiale o un assegno in bianco?

E se invece ti dicessi che qualcuno che soffre di insonnia cronica o che non riesce a entrare in ascensore, a prendere il volo per andare in vacanza, a smettere di ingozzarsi come un’oca, potrebbe invece trarre beneficio da poche ore di lavoro ipnotico?… Allora continueresti a leggere?

Cos’è l’ipnosi?

Uno degli stati di coscienza di cui è capace la nostra mente: la veglia e il sonno tutti li conoscono, ma esistono infiniti stati di trance, magari meno comuni… forse puoi aver conosciuto quelli che si possono avere a un rave party o a un concerto in cui vi siete trovati a galleggiare in un mare di folla senza sentire più la fatica o la sete, meditazione, yoga, ipnosi da strada (quanti chiacchierando o ascoltando musica hanno sbagliato casello?… distrazione?… non proprio: questo accade semplicemente perché si è fortemente concentrati su altro, che poi è la chiave di qualunque trance, ipnotica o meno che sia).

Uno studioso nordeuropeo anni fa descrisse in laboratorio persino “lo stato mentale del pianto” secondo cui i bambini e i neonati in particolare hanno neurofisiologicamente 4 stadi di pianto, quattro diverse configurazioni corticali a seconda del pianto che vivono. Visto quante cose sa fare la nostra mente?

Questo sarà forse sconvolgente per tutti quelli che pensano di poter controllare in ogni momento il proprio stato di coscienza… infatti al massimo riescono a tenere assieme il proprio Io, tutto il resto è “inconscio”, un oceano di mistero, ma anche di risorse e opportunità.

Una definizione scientifica: uno stato neuropsicofisiologico che scaturito da una relazione – etero-ipnosi – è capace di influenzare potentemente sia l’apparato nervoso che quello viscerale. Attenzione, è solo una delle tante definizioni accreditate in 2 secoli di studi, ma io la ritengo tra le più complete e oneste poiché nella sua semplicità include anche l’elemento relazionale, fondamentale per spiegare la presenza dell’ipnosi, e tra l’altro appartiene al mio maestro Franco Granone.

O in alternativa: uno stato di “consapevole” dislocazione dell’attenzione verso una dimensione emotivo-affettiva a discapito dell’altra dimensione, quella logico-razionale.

Un’arte curativa usata da sempre

“La storia dell’Ipnosi è quella della madre di tutte le psicoterapie” (Mosconi 2008,33)

Egiziani, greci e romani avevano i templi del sonno o templi di Esculapio, in cui nella penombra sacerdoti e vari curatori sussurravano al malato o al soldato ferito formule e altre “suggestioni” di guarigione.

Se entrate in una delle tante chiese della nostra bella Italia, soprattutto le barocche, troverete infinite immagini di santi “estatici”. Sono note in particolare le estasi di S. Teresa, e interessante risulta anche l’opera di S. Ignazio di Loyola “Esercizi Spirituali” che in alcuni passaggi ricorda, all’occhio del clinico e del ricercatore moderno, un vero e proprio trattato di autoipnosi con particolare accento alla disintossicazione e “ristrutturazione” della mente e quindi del comportamento. Pare che il santo in questione riuscisse tramite queste pratiche a trasformare criminali e derelitti di ogni genere in uomini di buone opere e buona volontà.

Ma è con F.A. Mesmer, medico viennese (1734-1815), il marchese di Puysegur e l’abate Faria che l’ipnosi, conosciuta allora sotto il nome di “magnetismo”, entra ufficialmente nell’era medico-scientifica, e lo fa in modo paradossale: l’accademia di Francia nel 1784 fu incaricata di sconfessare le pratiche dei magnetizzatori.

Il risultato fu che scienziati come Lavoisier e B. Franklin, che dell’accademia facevano allora parte, negarono decisamente l’esistenza di un fluido magnetico, ma per contro affermarono l’evidenza di un’effettiva cura dovuta, secondo loro, a una cosa che definirono “suggestione” che si realizzava appunto nel rapporto tra il magnetizzatore e il paziente.

Era nata l’ipnosi a scopo curativo e la relativa ricerca scientifica.

La psicologia e la moderna psicoterapia nascono attorno allo strumento ipnosi

Proprio così. E di nuovo un altro paradosso: sapete quanti esami sono previsti alla facoltà di Medicina sull’uso teorico e pratico dell’ipnosi? Nessuno. Alla facoltà di Psicologia? Nessuno! Accade esattamente quello che accade per l’alimentazione. L’ho detto che siamo in un mondo di paradossi.

James Braid, medico chirurgo scozzese (1765-1860), operò decine di persone usando l’arte del magnetismo dei colleghi francesi, ma decise di chiamare il suo mezzo “ipnosi” (da hypnos, sonno) proprio seguendo la vulgata dell’epoca che immaginava che il paziente dormisse di un qualche sonno speciale, sonnambulico.

Braid fu anche il primo a teorizzare che il fenomeno scaturisse dalla capacità della mente di focalizzarsi su una singola potente idea, rappresentazione: monoideismo plastico, un’idea che appunto veniva vissuta nella propria carne: “…il tuo braccio adesso è totalmente freddo e insensibile, così che quando io procederò all’amputazione tu non sentirai alcun dolore…” Ne fece a decine di amputazioni in ipnosi, finché un agguerrito gruppo di colleghi non lo bollò come ciarlatano. Braid cadde in depressione e finì i suoi giorni convinto di essersi sbagliato.

La storia dell’ipnosi è zeppa di questi aneddoti altalenanti tra la pratica clinica del più alto livello e l’accusa di ciarlataneria, anche perché gli ipnotisti di teatro, con le loro eclatanti sceneggiate, confondevano non poco sia il popolo che gli accademici.

La svolta decisiva accade a fine ‘800 con Pierre Janet, filosofo e medico francese (1859-1947): resta a tutt’oggi lo studioso più significativo nella storia clinica, scientifica e teorica dell’ipnosi. Molte delle sue tecniche e scoperte dell’epoca sono ancora usate e implementate dalle più importanti scuole di specializzazione ipnotiche del mondo.

Fu saccheggiato da Freud (leggenda vuole che abbandonasse l’ipnosi perché riteneva ne scaturisse un improprio transfert erotico) che poi inventerà la dottrina psicoanalitica proprio grazie in buona parte ai lavori di Janet (ma senza mai ringraziarlo o riconoscere il furto) e usato abbondantemente da Milton Erikson, forse il più conosciuto ipnologo americano di tutto il ‘900.

Fondamenti neurofisiologici

Ma che cos’è l’ipnosi oggi nell’era dei potenziali evocati e delle tecniche di neuroimmagine?

Le attività cerebrali con i relativi stati fisici in ipnosi

Elettroencefalogramma. In stato di ipnosi rivela in sequenza onde Beta, Delta e Theta (4/7 cicli/sec) tipiche della veglia rilassata e della fase ipnagogica di sonno. Ma l’ipnosi non è né sonno, né semplice veglia rilassata come quella che si può raggiungere ad esempio durante una seduta di yoga e meditazione.

Pet-Tac e Risonanza magnetico-funzionale. Le nuove tecnologie di neuroimaging rivoluzionano le basi anatomiche dell’ipnosi: infatti permettono di visualizzare una complessa riconfigurazione della corteccia con un netto shift anteroposteriore (parziale inibizione dei lobi frontali). Ai potenziali evocati si conferma l’inibizione del lobo frontale, il che significa che il soggetto in ipnosi rallenta decisamente i poteri di critica e pianificazione, a vantaggio di un’aumentata relazionabilità affettiva e aumentata suggestionabilità. Ciò non si traduce in una maggiore facilità a essere ingannati, ma maggior fiducia nel terapeuta che induce ipnosi e maggiore disponibilità al cambiamento di vecchie credenze e comportamenti disfunzionali (per gli specialisti, ricordo che in ipnosi il paziente, sottoposto al paradigma di Stroop, ignora fortemente le incongruenze).

Test di Stroop: si deve pronunciare ad alta voce il nome del colore con cui è stampata una parola (ad esempio bisogna dire “rosso” quando la parola è stampata con il colore rosso) quando il significato semantico di tale parola è un colore diverso da quello con cui è stata stampata (ad esempio, la parola verde colorata di rosso)

Ma io non sono ipnotizzabile… vero, dottore?

Al contrario molto probabilmente lo sei se sei sano di mente, se hai un quoziente intellettivo nella norma e se possiedi un minimo di immaginazione (oltre ad avere sottomano un ipnotista/ipnologo abile e qualificato).

Circa l’80% dei soggetti sono sufficientemente ipnotizzabili. La percentuale aumenta esponenzialmente con le aspettative e i bisogni del paziente (in pronto soccorso il sottoscritto, durante una breve esperienza, ha riscontrato un’estrema facilità di indurre ipnosi in persone sotto stress da incidente stradale, attacchi d’ansia o simili).

Il 20% sono addirittura sonnambulici, capaci quindi di grandi interventi chirurgici senza anestesia, ma una leggera anestesia è riscontrabile in percentuale molto superiore al 20%, in quasi tutti gli ipnotizzati, se no non si spiegherebbe il fatto che negli USA ad esempio esiste persino una specializzazione molto in voga chiamata “ipnodonzia” in cui migliaia di dentisti usano l’ipnosi come anestetico o come compliance alla seduta ortodontica.

Esistono scale di ipnotizzabilità in genere usate solo negli studi scientifici, ma il clinico nel suo studio adotta quelle due o tre fenomenologie, levitazione della mano, catalessi, pesantezza del braccio, quanto basta cioè ad assicurarsi che il suo paziente sia in una relazione ipnotica tale da poter procedere con le successive manovre di psicoterapia (ipnoanalisi, indagini varie, eliminazione delle resistenze, ristrutturazione di esperienze traumatiche non integrate).

Applicazioni mediche

Il monoideismo plastico [l’idea che si fa realtà percepita, NdA] è utilizzabile in svariate applicazioni e condizioni mediche: Ipnodonzia (riduzione dell’ansia, riduzione o assenza del dolore, minore sanguinamento), Parto in Ipnosi, Dermatologia (è importante ogni tanto ricordare che la pelle deriva dallo stesso foglietto embrionale del sistema nervoso), Allergologia e Immunologia, Medicina Generale (disturbi del sonno, ipertensione e ipertono simpatico in genere). Questo per accennare solo grossolanamente a campi d’applicazione in cui l’ipnosi è fortemente evidence based.

Uso in Psicologia Clinica e Psicoterapia

È importante capire che l’ipnosi non è altro che uno strumento che favorisce il rapporto e l’alleanza col paziente, ad esempio consente di ricordare e riassociare eventi passati e traumatici prendendo le distanze dalla forte componente emotiva che ne ha causato la rimozione.

Consente un profondo e rapido rilassamento, una maggiore compliance ad accettare e motivare comportamenti desiderati dal paziente ma difficili da ottenere per lo stesso (disturbi alimentari, controllo e gestione della rabbia/aggressività), anche con pazienti poco adatti al colloquio terapeutico classico o particolarmente ansiosi e diffidenti, che spesso si “difendono” dal terapeuta con un surplus di verbalizzazioni, razionalizzazioni e resistenze, mettendo a dura prova le psicoterapie a sola base verbale.

In definitiva l’ipnosi non è altro che uno strumento che restituisce al paziente risorse e competenze spesso nel giro di poche sedute. Potrebbe essere questa la risposta al perché il “mercato” medico e psicoterapico accetta malvolentieri questa disciplina? Non è uno strumento facile da apprendere a livelli professionali e che poi rischia di risolvere “troppo velocemente” almeno il singolo sintomo e disturbo, inficiando guadagni che ad esempio con la Psicoanalisi classica si protraggono anche per anni.

Conclusioni e consigli

Se volete risolvere il vostro disturbo o siete curiosi di provare una seduta di ipnosi o anche solo imparare ad usare l’autoipnosi, affidatevi sempre a terapeuti (medici o psicologi) qualificati e verificate la loro scuola specialistica di provenienza. Lasciate perdere chi ha “imparato” a ipnotizzare nel corsetto settimanale tenuto in hotel e non ha esperienza di Ipnosi Clinica.

Se invece avete diffidenze o timore (la parola ”ipnosi“ ancora oggi evoca qualcosa di misterioso e occulto per alcuni) provate ad esempio un corso di Training Autogeno, è praticamente la stessa cosa ma in un’atmosfera diciamo più easy.

Se volete leggervi qualcosa, date un’occhiata alla bibliografia essenziale qui in basso.

Paolo De Donno - Psicolgo-Psicoterapeuta

Iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia nel 1981 lascia al 4° anno, nonostante in pari con gli esami e i discreti risultati, per seguire la carriera imprenditoriale e in parte la sua passione per la composizione musicale al piano. Ma nel giro di una decina d'anni il destino chiama: conosce e inizia a praticare l'ipnosi, e riprende gli studi laureandosi in Psicologia Sperimentale col prof. David Burr (che nel 2001 aveva già nove pubblicazioni su Nature).

Ha conseguito un Master in Ipnosi Clinica al CIICS di Torino dove riceve il 1° premio per l'anno accademico 2005, a seguire una specializzazione in Psicoterapia Funzionale Corporea alla scuola di Luciano Rispoli che introduce e modifica in senso tutto italiano il vecchio approccio bioenergetico e ne struttura una sintesi particolarmente attenta alle Esperienze di Base del Sé e al Sistema Nervoso Autonomo.

Studio ospedaliero a Firenze, ospedale Santa Maria Nuova, in cui per la prima volta in Italia è stato dimostrato l'aumento di potenza della variabilità cardiaca dopo 10 sedute ipnotiche standardizzate secondo un preciso protocollo. Il protocollo creato da Paolo De Donno verrà in seguito adottato in un ospedale a Basilea ma abbandonato in Italia.

- Pubblicazione scientifica nella Rassegna di Psicoterapie. Ipnosi. Medicina. Psicosomatica e Psicopatologia Forense, a cura del prof. Vincenzo Mastronardi - Sapienza di Roma.

- Studio al S. Raffaele di Milano al seguito del prof. Claudio De Sperati per la ricerca di marcatori dello stato ipnotico attraverso lo studio dei movimenti oculari lenti e della corteccia occipitale.

- Comunicazioni specialistiche in vari congressi FADOI. Autore e ideatore del primo sondaggio italiano sui risultati dell'alimentazione evolutivo/funzionale. Attualmente opera nel suo studio privato a Firenze dove interviene prevalentemente sui disturbi ansioso/depressivi/comportamentali usando lo strumento dell'Ipnosi Clinica.

Bibliografia e Webgrafia

  • “Trattato di Ipnosi”, Franco Granone, ed. Utet
  • “Manuale completo di Ipnosi”, Felice Perussia, ed. Psicotecnica
  • “Ipnosi e trasformazione”, Bandler-Grinder, ed. Astrolabio
  • “La scoperta dell’Inconscio”, H. Ellenberger, ed. Bollati Boringhieri
  • CIICS Torino
  • ESH – Società europea di Ipnosi

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